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9 dicembre 2011
Ho appreso con grande stupore i contenuti della manovra proposta dal governo Monti relativamente alla tassa di stazionamento. E’ una proposta iniqua, sproporzionata, che sembra essere realizzata da chi non ha competenze in materia, perché non prevede una minima distinzione tra imbarcazioni radicalmente diverse. Quel che è peggio, e qui mi associo alle parole di protesta del presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci, sono i danni incalcolabili che provocherebbe all’intero comparto nautico, una voce fondamentale dell’economia nazionale com’è normale in un paese coperto da oltre settemila chilometri di coste e che sul mare fonda buona parte della propria ricchezza. Sarebbe un colpo durissimo e inaspettato a un settore che già faceva sacrifici per imporsi su un mercato già in forte competizione gli altri paesi europei.
Non voglio credere alla malevolenza di chi ha in mano il nostro destino, penso piuttosto a decisioni frettolose e molto superficiali. Avrebbero dovuto affidarsi a tecnici specializzati. Ci sono ancora un paio di giorni perché le cose possano cambiare, ci vuole davvero poco: suddividere le categorie, colpire in proporzione e con criterio e, soprattutto, capire che forse si perderà più che guadagnare perché l’applicazione della manovra scatenerà una reazione a catena sui tantissimi operatori che vivono di nautica e producono indotto